Successioni internazionali: come orientarsi tra leggi diverse, beni all’estero ed eredi in più Paesi

La globalizzazione ha trasformato profondamente anche il diritto delle successioni. Sempre più spesso il patrimonio di una persona, così come i suoi legami familiari, si distribuisce tra più Stati. Immobili all'estero, conti bancari in altri ordinamenti, eredi residenti fuori dall'Italia: elementi che rendono la gestione dell'eredità molto più complessa rispetto a una successione "interna".
In questi casi, improvvisare è l'errore più grave. La successione internazionale richiede una pianificazione consapevole, capace di coordinare norme giuridiche differenti, interessi familiari e profili fiscali, evitando conflitti di legge e contenziosi che possono protrarsi per anni.
Come ricordava Machiavelli, spesso la perdita del patrimonio pesa più della perdita affettiva: ed è proprio per prevenire lacerazioni familiari che la consulenza preventiva assume un ruolo centrale.
Quale legge si applica a una successione con elementi di internazionalità
La prima questione cruciale riguarda l'individuazione della legge applicabile. Quando entrano in gioco più ordinamenti, è necessario stabilire quale normativa regolerà l'intera successione: dalla validità del testamento alla ripartizione delle quote, fino ai diritti degli eredi.
Nell'ambito dell'Unione Europea, il riferimento fondamentale è il Regolamento UE n. 650/2012, che ha introdotto un criterio unitario: in linea generale, la successione è disciplinata dalla legge dello Stato in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte. Questo significa che la cittadinanza passa in secondo piano rispetto al luogo in cui la persona aveva stabilmente organizzato la propria vita.
Il regolamento, tuttavia, offre uno strumento di grande rilievo per la pianificazione: la possibilità di scegliere espressamente, nel testamento, la legge dello Stato di cui si possiede la cittadinanza. Questa scelta consente di evitare l'applicazione automatica di una normativa straniera poco conosciuta e, soprattutto, di preservare – o escludere consapevolmente – istituti come la legittima.
Al di fuori dell'Unione Europea, entrano invece in gioco le norme di diritto internazionale privato dei singoli Stati. In Italia, la legge n. 218 del 1995 prevede come criterio principale la legge nazionale del defunto, salvo diversa volontà. Anche in questi casi, la successione viene regolata in modo unitario, ma restano inevitabili le complessità operative legate ai beni situati in più Paesi.
È importante chiarire che la presenza di beni in Italia non garantisce automaticamente l'applicazione del diritto italiano. La giurisprudenza più recente conferma un approccio rigoroso nel rispetto della legge straniera individuata come applicabile, anche quando questa non prevede tutele analoghe alla quota di legittima. Di conseguenza, chi desidera proteggere determinati familiari deve farlo attraverso una pianificazione giuridica mirata, non confidando in automatismi.
Testamento e pianificazione: evitare conflitti prima che nascano
Il testamento rappresenta il perno di ogni successione internazionale ben strutturata. Senza un testamento adeguato, il rischio è che l'eredità venga regolata da normative non volute, con effetti spesso sorprendenti per gli eredi.
Nella pratica, può essere opportuno valutare se redigere un unico testamento valido per tutti i beni oppure più testamenti coordinati, ciascuno conforme alle formalità del Paese in cui si trovano determinati cespiti. Entrambe le soluzioni sono possibili, ma richiedono una regia giuridica attenta per evitare revoche involontarie o contraddizioni tra disposizioni.
Particolare attenzione va riservata alla clausola di scelta della legge applicabile, che consente di mantenere un collegamento con il proprio ordinamento di riferimento o, al contrario, di beneficiare di una maggiore libertà testamentaria prevista da altri sistemi giuridici. È una scelta legittima, ma che produce effetti profondi e spesso irreversibili.
Accanto al testamento, la pianificazione può includere strumenti più articolati, come il trust, le donazioni in vita o le polizze assicurative. Il trust, pur non essendo tipico del nostro ordinamento, è riconosciuto in Italia e può risultare utile per gestire patrimoni complessi e beneficiari residenti in Paesi diversi. Tuttavia, non può essere utilizzato per aggirare i diritti degli eredi necessari: quando emerge un intento elusivo, la giurisprudenza interviene a tutela della sostanza economica dell'operazione.
Le recenti modifiche fiscali hanno inoltre ridimensionato i vantaggi del trust sotto il profilo tributario, rendendo necessaria una valutazione ancora più attenta dei costi e dei benefici.
Donazioni e assicurazioni sulla vita possono completare il quadro. Le prime incidono sull'asse ereditario e possono essere oggetto di riduzione, anche se effettuate all'estero; le seconde, invece, consentono di destinare capitali fuori dalla successione, purché non si configuri una lesione fraudolenta dei diritti dei legittimari.
Fiscalità internazionale: il rischio della doppia imposizione
La dimensione fiscale è spesso il terreno più insidioso nelle successioni internazionali. Ogni Stato applica regole proprie in materia di imposta di successione e donazione, con differenze talvolta molto marcate.
L'Italia, rispetto ad altri ordinamenti, presenta un carico fiscale relativamente contenuto, soprattutto per i trasferimenti a favore di coniuge e figli. Tuttavia, quando il defunto aveva beni all'estero o una residenza diversa, il rischio di doppia imposizione diventa concreto.
Il criterio principale è quello della residenza del defunto: se era residente in Italia, l'imposta si applica sull'intero patrimonio mondiale; se era residente all'estero, solo sui beni situati in Italia. A ciò si aggiungono le eventuali imposte richieste dallo Stato estero in cui si trovano i beni. Le convenzioni internazionali in materia successoria sono poche e frammentarie, per cui spesso occorre fare affidamento su meccanismi di credito d'imposta o pianificare in anticipo la struttura del patrimonio.
Anche la dichiarazione di successione italiana resta un adempimento imprescindibile quando vi sono beni nel territorio nazionale, indipendentemente dalla residenza degli eredi. Errori di valutazione o omissioni possono comportare sanzioni significative.
Accettazione dell'eredità e tutela dell'erede
Dal punto di vista operativo, l'erede deve poi decidere se accettare o rinunciare all'eredità. Questa scelta, apparentemente semplice, assume un peso enorme nelle successioni internazionali, dove debiti e passività possono emergere anche a distanza di tempo e in ordinamenti diversi.
Il diritto italiano offre strumenti di tutela come l'accettazione con beneficio d'inventario, che consente di limitare la responsabilità dell'erede entro il valore dei beni ricevuti. In contesti transnazionali, questa opzione può rivelarsi decisiva per evitare conseguenze patrimoniali impreviste.
La rinuncia, invece, va valutata con attenzione alle tempistiche e alle forme previste nei vari Stati coinvolti, poiché non sempre le regole coincidono.
Un ulteriore strumento di semplificazione, all'interno dell'Unione Europea, è rappresentato dal Certificato Successorio Europeo, che consente agli eredi di far valere la propria qualità in più Paesi senza dover ripetere complesse procedure locali.
Perché la consulenza legale è determinante
La successione internazionale non è una materia improvvisabile. Le variabili in gioco sono numerose e interconnesse: legge applicabile, diritti dei legittimari, strumenti di pianificazione, profili fiscali, adempimenti formali. Una scelta errata o tardiva può generare contenziosi lunghi e costosi, compromettendo l'equilibrio familiare e il valore del patrimonio.
Affidarsi a un avvocato con competenze specifiche in diritto successorio significa prevenire i problemi prima che si manifestino, costruendo una strategia coerente e sostenibile nel tempo. La pianificazione fatta quando il testatore è ancora in vita consente di rispettare la sua volontà e di offrire agli eredi un percorso chiaro, evitando conflitti e incertezze.
Prevedere, in questo ambito, equivale a proteggere. Ed è proprio nella prevenzione che il diritto delle successioni esprime il suo valore più autentico.
Avv. Walter Orsini

